Dare forma allo spazio: a Macerata la mostra su Paolo Castelli
Il Museo Palazzo Ricci celebra, a dieci anni dalla scomparsa, il pensiero e l’opera dell’architetto, urbanista e pittore marchigiano
Fino al 6 gennaio 2027, il Museo Palazzo Ricci di Macerata ospita la mostra “Dare forma allo spazio. L’architettura di Paolo Castelli”, dedicata a una delle figure più rappresentative della cultura marchigiana del Novecento. A dieci anni dalla scomparsa dell’architetto, nato a Camerino nel 1924, il percorso espositivo intende restituire la complessità e l’attualità della sua ricerca, anticipando temi che ancora oggi animano il dibattito sul futuro dei luoghi e delle comunità. Curata da Michele Schiavoni e Roberto Cresti, l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l’Architettura di Macerata, in collaborazione con la Diocesi di Macerata e con il patrocinio della Regione Marche, della Città di Macerata, della Fondazione Marche Cultura, di In/Arch Marche e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Macerata.
«L’architettura a differenza della pittura e della scultura disegna il vuoto, modella il vuoto. Quindi l’attività dell’architetto è dare forma allo spazio».
Paolo Castelli, un architetto capace di anticipare i temi di oggi
Paolo Castelli, nato a Camerino nel 1924, è stato un architetto, urbanista, pittore e intellettuale tra le figure più emblematiche del professionismo colto del secondo dopoguerra.
Formatosi a Roma e laureatosi nel 1947, scelse di ritornare nelle Marche per intraprendere un percorso segnato fin dagli esordi da una spiccata propensione all’innovazione — prima individualmente, poi con Marone Marcelletti e infine con la fondazione, nel 1969, del multidisciplinare Gruppo Marche.
Uno scatto dell’allestimento al Museo Palazzo Ricci di Macerata
La forza della sua ricerca, riconosciuta nel 2014 con il Premio In/Arch alla carriera, risiede nella straordinaria capacità di anticipare temi oggi cruciali: dalla necessità di riequilibrare gli assetti territoriali valorizzando i borghi dell’entroterra, fino all’intuizione pionieristica, già negli anni Settanta, di quella dimensione sovraregionale oggi nota come Regione Adriatica.
I riferimenti: Frank Lloyd Wright e Bruno Zevi
La sua attività si sviluppò nel clima culturale del Novecento, un secolo segnato da conflitti e profonde trasformazioni economiche e sociali. Paolo Castelli seguì con attenzione le innovazioni dell’architettura internazionale tra le due guerre, maturate nell’ambito del Movimento Moderno.
Tra i suoi principali riferimenti vi fu Frank Lloyd Wright, del quale condivise l’idea di un’architettura organica, profondamente legata al contesto: emblematica, in questo senso, è la Casa sulla cascata, realizzata in Pennsylvania nel 1936.
Monumento della Resistenza, Macerata 1967
Altrettanto importante fu il rapporto con lo storico dell’architettura Bruno Zevi, che pubblicò più volte i suoi progetti sulla rivista L’architettura. Cronache e storia. Da Zevi Castelli riprese la centralità dello spazio come elemento essenziale dell’architettura, tema affrontato nel saggio Saper vedere l’architettura del 1948.
Lo spazio, inteso come dimensione dell’esperienza umana, e l’attenzione per il contesto costituiscono dunque il nucleo del suo pensiero teorico e progettuale.
Progetti, urbanistica e pittura
La visione di Castelli guida il percorso di Palazzo Ricci, che mette in luce il filo conduttore tra produzione architettonica, attività urbanistica e riflessione intellettuale, restituendo l’unità di una ricerca sviluppata attraverso linguaggi e strumenti diversi.
Accanto ai progetti e ai documenti relativi all’attività professionale, una sezione è dedicata alla pittura, ambito tutt’altro che marginale nella sua ricerca: per Paolo Castelli dipingere era uno strumento di conoscenza e indagine, per approfondire il rapporto tra natura, spazio e percezione.
Secondo Roberto Cresti, direttore artistico di Palazzo Ricci e co-curatore della mostra:
«Anche nella pittura di Paolo Castelli emerge uno stile personale, fatto di segni essenziali e immediati, che richiama per alcuni aspetti quello di artisti come Orfeo Tamburi. Le sue opere nascono da una sensibilità profonda, legata soprattutto alla terra marchigiana, conosciuta fin dall’infanzia e divenuta nel tempo una fonte costante di ispirazione, capace di aprire lo sguardo alla varietà dei paesaggi e delle esperienze umane».
L’inaugurazione nel decimo anniversario dal sisma del 2016
A sottolineare il profondo legame tra la figura dell’architetto e il territorio è stata anche la scelta della data di apertura dell’esposizione nel decimo anniversario dal sisma del 2016.
Come spiega Michele Schiavoni,curatore della mostra e Presidente di In/Arch Marche:
«La scelta di inaugurare la mostra il 30 ottobre di quest’anno non è casuale ma nasce dalla volontà di legare il ricordo di Paolo Castelli a una data particolarmente significativa per il nostro territorio, che coincide con il decimo anniversario della forte scossa sismica che, nel 2016, colpì duramente la provincia di Macerata e in particolare il suo entroterra. Castelli aveva già intuito quanto fosse fondamentale prestare attenzione ai piccoli borghi, alla loro identità e al ruolo che svolgono nell’equilibrio territoriale regionale».
Il taglio del nastro durante l’inaugurazione della mostra il 30 ottobre 2026
A dieci anni dalla sua scomparsa, l’eredità di Castelli continua a offrire strumenti di lettura del presente e spunti per immaginare il futuro dell’architettura nelle Marche.
Informazioni utili
La mostra è visitabile ad ingresso gratuito nei seguenti orari: sabato e domenica ore 15.30 – 19.30. Aperture straordinarie: lunedì 7 e martedì 8 dicembre 2026; venerdì 1, lunedì 4, martedì 5 e mercoledì 6 gennaio 2027, sempre ore 15.30 – 19.30
Fino al 6 gennaio 2027, il Museo Palazzo Ricci di Macerata ospita la mostra “Dare forma allo spazio. L’architettura di Paolo Castelli”, dedicata a una delle figure più rappresentative della cultura marchigiana del Novecento. A dieci anni dalla scomparsa dell’architetto, nato a Camerino nel 1924, il percorso espositivo intende restituire la complessità e l’attualità della sua ricerca, anticipando temi che ancora oggi animano il dibattito sul futuro dei luoghi e delle comunità. Curata da Michele Schiavoni e Roberto Cresti, l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l’Architettura di Macerata, in collaborazione con la Diocesi di Macerata e con il patrocinio della Regione Marche, della Città di Macerata, della Fondazione Marche Cultura, di In/Arch Marche e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Macerata.
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