“Interni sottovoce”: L’arte di Katy Castellucci al Museo Palazzo Ricci

Una mostra dedicata ad una delle figure di spicco del Novecento

"Interni sottovoce. Katy Castellucci a Roma" è il titolo della nuova mostra estiva del Museo Palazzo Ricci che dal 9 luglio al 13 settembre 2026 accende i riflettori su Katy Castellucci, figura di spicco della Scuola Romana e protagonista di un capitolo fondamentale dell’arte italiana del Novecento. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio Macerata e organizzata dalla Fondazione Carima Arte e Cultura con la collaborazione dell’Archivio Katy Castellucci di Roma e patrocinata dalla Città di Macerata e dalla Fondazione Marche Cultura.

Una selezione di circa cinquanta opere tra dipinti e disegni che offre un viaggio immersivo nella poetica di Katy Castellucci (Laglio, 1905 – Roma, 1985), pittrice di rilievo della scena artistica italiana del Novecento riferibile all’area della Scuola Romana, corrente che ha rivoluzionato l’arte in Italia tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del secolo scorso. 

“Interni sottovoce. Katy Castellucci a Roma” la mostra al Museo Palazzo Ricci

«Dopo aver celebrato il genio immaginifico di Mario Pompei, siamo felici di rinnovare la collaborazione con la Fondazione Carima sostenendo questa preziosa retrospettiva dedicata a Katy Castellucci, che accende i riflettori sul ruolo centrale e avanguardista delle donne nella storia dell’arte del Novecento» afferma il Presidente della Fondazione Marche Cultura Andrea Agostini.

«È un’iniziativa culturale perfettamente coerente con la nostra visione – continua Agostini – da un lato valorizza una pittura intima, autentica e priva di retorica che si inserisce nello straordinario percorso della pittura femminile; dall’altro si sposa magistralmente con l’identità del Museo Palazzo Ricci di Macerata, scrigno d’eccellenza che già preserva i grandi maestri della Scuola Romana e che si conferma, ancora una volta, custode e interprete della grande cultura del nostro Paese».

Katy Castellucci e la Scuola Romana

La Scuola Romana non fu un gruppo formale bensì un cenacolo di artisti legati da affinità stilistiche e ideali, che operarono nella Capitale in quei decenni e che in essa trovarono la propria musa ispiratrice. In questo importante capitolo della storia dell’arte ebbero un ruolo di rilievo diverse pittrici, tra cui Katy Castellucci.

“Autoritratto con gatto” 1942-43, 60×60 cm, olio su tela

Interni sottovoce propone la sua produzione artistica dalla metà degli anni Trenta alla metà degli anni Cinquanta, periodo in cui frequentò gli ambienti e gli esponenti di questo crogiolo creativo che si collocò in antitesi alle maggiori tendenze artistiche del XX secolo, promuovendo un linguaggio caratterizzato da una forte impronta espressionista e antiaccademica. 

La pittura femminile protagonista

Le opere esposte – una cinquantina tra dipinti e disegni – sono state selezionate dai curatori, Roberto Cresti e Paolo Serafini, con l’intento di costruire un percorso ambientale e psicologico che evidenzi la particolare capacità dell’artista nel cogliere situazioni relative alla vita del suo tempo.

“Le sorelle” 1945 c. 89×110 cm, olio su tela

Il loro intimismo, sorvegliato da un rigoroso intento espressivo e da una magistrale tecnica esecutiva, lascia intravedere scene di quotidianità nelle quali si riflette una meditata acquisizione dell’arte europea fra Ottocento e Novecento. 

«Si tratta di interni sottovoce, ma ricchi della pittura loro contemporanea, in cui si avverte Roma mutare da oggetto monumentale in soggetto di appartati lirismi, secondo una poetica che è stata il motivo conduttore e il principale merito della Scuola Romana e di Katy Castellucci» afferma Roberto Cresti.

In secondo luogo, l’apporto di Katy Castellucci all’affermazione di una pittura di genere dotata di caratteri universali la inserisce a pieno titolo nel filone dei genre studies, oggi oggetto di grande attenzione da parte della comunità internazionale.

«Le esposizioni monografiche – spiega Paolo Serafinisono occasioni preziose per conoscere, ritrovare o riscoprire artiste dimenticate, spesso rimaste ai margini non soltanto perché oscurate dalla controparte maschile, ma anche in quanto portatrici di percorsi del tutto personali, autonomi e difficilmente assimilabili alle correnti dominanti del loro tempo».

Volti, figure e legami familiari

Claudia Terenzi, storica dell’arte, nel catalogo di mostra pone invece l’accento sui soggetti maggiormente raffigurati dall’artista:

«Il volto, la figura umana, preferibilmente femminile, sono i temi principali della pittura e dei disegni di Katy Castellucci. In vari dipinti appare con la sorella, nell’interno del suo studio o all’aperto con un fondale di natura appena accennato. Le immagini con Guenda sembrano quasi un doppio autoritratto e rivelano un legame profondo, ma al tempo stesso malinconia e solitudine».

“Ritratto di Guenda”, 1945-46 c. 30×20 cm, olio su tela
“Natura morta” 1934 c. 49×45 cm, olio su tela

Alessandro Pagliero, nipote di Katy Castellucci e figlio della sorella Guenda, che fu una presenza fondamentale nella vita dell’artista, ha ricordato la zia con queste parole: 

«Dietro l’artista, l’insegnante e la donna di cultura, rimane il ricordo di una presenza familiare intensa, curiosa, indipendente e profondamente autentica. Se oggi il suo lavoro torna a essere osservato e studiato, è perché nelle sue opere continua a vivere qualcosa della sua personalità: la sensibilità, l’inquietudine, il desiderio di ricerca e quella libertà intellettuale che hanno contraddistinto tutta la sua esistenza».

Informazioni utili

I visitatori, attraverso il percorso di mostra, avranno l’occasione di verificare come una pittura sviluppata “sottovoce” possa rivelarsi un mezzo efficacissimo per esprimere una visione del mondo vissuta con autenticità e senza retorica.

La mostra è visitabile con ingresso gratuito dal mercoledì alla domenica dalle ore 15:30 alle ore 19:30.

Museo Palazzo Ricci, Via Domenico Ricci n. 1 – Macerata


Scorri la gallery con i momenti della conferenza stampa e dell’inaugurazione della mostra


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